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Cenni storici sul Comune di Alfonsine

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La zona su cui era destinata a sorgere Alfonsine veniva indicata nei documenti come "valli e terre palustri situate nel Ravignano a destra del Po di Primarto, dirimpetto alle Case Selvatiche, Filo e a Longastrino". E' con la donazione fatta da Borso d'Este a Teofilo Calcagnini la notte di Natale del 1464 che il territorio assume una sua fisionomia e comincia il suo percorso storico. Risolte nel 1468 alcune contestazioni di proprietà, prima Teofilo stesso poi il figlio Alfonso procedettero, sfruttando le torbide del Senio e del Santerno, alla bonifica di parte del territorio. Questo primo intervento, costato ai Calcagnini diecimila scudi, permise la nascita di un nucleo abitativo originario che, idealmente raccolto intorno alla chiesa di Nostra Signora innalzata nel 1502, prese il nome Alfonsine dal suo feudatario. Per rendere stabile la bonifica era però necessario procedere all'inalveamento dei fiumi Santerno, Senio, Po di Primaro e Lamone.

Essendo la nostra una zona con funzione di cerniera fra il territorio ravennate e quello estense, persistenti furono le diatribe per la definizione dei confini, diatribe che conobbero momenti drammatici. Ad esse si aggiunsero le liti con gli altri grandi proprietari quali i Canonici Lateranensi di S.Maria in Porto e i Rasponi di Ravenna. A dirimere tali conflitti intervenne, il 3 dicembre 1519, Leone X che, con un suo Breve, istituì il Territorio Leonino a favore dei Calcagnini, comprendente gran parte dei terreni bonificati da quei signori. La nobile famiglia ferrarese acquisiva in questo modo un duplice status di feudatari della Chiesa e degli Este. Quando, nel 1598, Clemente VIII riconquistò Ferrara allo Stato della Chiesa, i signori di Fusignano e Alfonsine ottennero la riconferma dei loro privilegi. Gli statuti di Fusignano del 1514, estesi anche al Leonino, fissarono i rapporti giuridici ed economici all'interno del feudo. Nel secolo XVIII, mentre proseguiva instancabilmente l'opera di bonifica, si conobbe un fenomeno di espansione demografica.

Dichiarata la decadenza dei feudi nel 1796, dopo varie scorporazioni del territorio, Alfonsine divenne Comune nel 1814. L'impianto urbanistico del paese, destinato a rimanere incerto fino alla seconda metà dell'Ottocento, ebbe due punti di rferimento: la via Reale e il Municipio sul cui sito si dibatté a lungo. Alla fine ebbe il sopravvento l'idea di individuare il centro alla destra del Senio e di collocare attrono ad essa i principali edifici pubblici, nel contesto di una piazza ampia destinata agli scambi commerciali ed agli altri incontri comunitari. Corso Garibaldi funse allora da collegamento con la strada per Ravenna. Quando nel 1889, fu portata a termine la linea ferroviaria Ferrara Rimini, la stazione del paese fu posta al contrario, alla sinistra del Senio dove, peraltro, verrà costruito il nuovo centro nel secondo dopoguerra. Attivamente partecipe alle campagne risorgimentali e garibaldine, Alfonsine conobbe anche quei fenomeni di disagio sociale, comuni a gran parte della Romagna, che in sede penale furono definite "bande di malfattori".

 
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La nascita dell'associazionismo assistenziale e politico concretizzatosi nelle soscietà di mutuo soccorso e nelle organizzazioni repubblicane, radicali, socialiste e liberali avviava, in relazione con lo sviluppo di analoghi movimenti nel ravennate, una corretta forma di lotta per la conquista di diritti per le classi meno abbienti.

Nel 1903 socialisti e repubblicani conquistarono insieme l'amministrazione comunale, ma le tensioni fra i due partiti portarono alle dimissioni della giunta nel 1906, proprio in quel mese di gennaio in cui nacque la locale cooperativa braccianti. Si apriva una stagione di lotte culminata nella cosiddetta "questione delle trebbiatrici" del 1909 - 1910 in cui lo scontro fra braccianti (socialisti) e mezzadri (repubblicani) approfondì ulteriormente la frattura fra le due forze politiche.

Riconquistato il Comune e iniziando le amministrazioni capeggiate da Camillo Garavini, i socialisti accusati di essere stati i promotori dello sciopero insurrezionale del giugno del 1914 noto come "Settimana Rossa", dovettero, dopo appena due anni, abbandonare il ruolo di amministratori. Con i fatti della Settimana Rossa alfonsine visse un'esperienza originale che le procurò una sinistra fama nella geografia del ribellismo nazionale. Infatti il 10 e 11 luglio del 1914 venne bruciato il Palazzo Comunale, la stazione fu devastata e venne assalita la Chiesa Arcipretale, di cui vennero dati alle fiamme gli arredi sacri. Ritornati in carica, i socialisti riuscirono ad amministrare il Comune fino al 31 agosto 1922 quando vennero estromessi dalla nuova maggioranza fascista.

Sopravvisse una opposizione repubblicana costretta poi a cedere quando su di essa si abbatté la violenza del nuovo potere. Le squadre fasciste non fecero discriminazione nei loro assalti alle sezioni socialista e repubblicana, alla Casa del Popolo e alla associazione combattenti. La sezione repubblicana fu venduta e trasformata poi in asilo infantile. Col ricavato i repubblicani alfonsinesi acquistarono per l'ospedale civile le apparecchiature di raggi X. Messa a tacere ma non eliminata, l'opposizione antifascista mantenne una struttura e, all'indomani della caduta del fascismo, poté riprendere un ruolo attivo. Nell'inverno 1943-44 giovani alfonsinesi militarono nell'VIII brigata di montagna e, nell'estate del '44, gappisti e sappisti diedero vita sia alla "battaglia delle aie" per sottrarre il grano ai tedeschi, sia a un intensa attività di guerriglia concentrata particolarmente sulla strada statale 16, vitale via di comunicazione per le truppe naziste. Mentre i giovani affluirono nella 28° Brigata Garibaldi, Alfonsine, dal dicembre 1944 al l0 aprile 1945, visse l'esperienza di un centro posto sulla linea del fronte di guerra. La popolazione si sottrasse ad ogni tentativo di allontanamento, resistette organizzandosi in modo da sopravvenire e attendere l'arrivo degli alleati. Il locale Comitato di Liberazione inizialmente costituito dai rappresentanti dei partiti locali e dall'Arciprete, seppe tessere una tela di comitati di zona che provvedevano agli approvvigionamenti alimentari e alla raccolta di informazioni strategiche da inviare agli alleati. Il 10 aprile 1945 il Gruppo di Combattimento "Cremona" liberò Alfonsine.

Nell'indomani della liberazione il panorama sconfortante era rappresentato dalla distruzione del 70% delle abitazioni, dalla scomparsa del vecchio centro storico e, soprattutto, da numerose vittime civili e combattenti. Per l'ennesima volta gli alfonsinesi dovettero riconquistare il loro territorio e ricostruire il loro paese. Per superare le difficoltà dell'eccessiva vicinanza coi confini dei comuni limitrofi e per non compromettere una futura espansione, il centro fu ricostruito alla sinistra del Senio. Intorno ad una nuova piazza, al municipio e alla chiesa si articola un piano di sviluppo completamente nuovo, destinato a far nascere nel giro di pochi anni, nuove zone di espansione e ampi quartieri urbani ai quali si sono affiancati quei servizi sociali e culturali indispensabili alle esigenze di vita associata del nostro tempo.